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Khalida Toumi ingiustamente incarcerata dal 4 novembre 2019 . La scomparsa di Anna Bravo.

Nel primo anniversario della morte di Alexander Langer, il 3 luglio 1996, fu un gruppo di parlamentari europei, appartenenti a diversi gruppi a proporci l'istituzione di un Premio alla sua memoria e si offrirono di finanziarne la dotazione di 20 milioni di lire, cosa che avvenne fino al termine della legislatura del 1999.

A gestirlo fu incaricata la piccola associazione promossa da Langer stesso nel 1994, con il nome provocatorio “Pro Europa” (prima di tutto in casa propria nei confronti del gruppo Verde, che presiedeva, allora attestato su posizioni quasi antieuropeiste, inaccettabile per lui che fin da ragazzo aveva fatto dell'Europa una possibilità di ombrello protettivo contro i sempre risorgenti nazionalismi.

Venne creato un Comitato Scientifico che fu presieduto fino alla sua morte nel 2005 da Renzo Imbeni, che scelse nel 1997 di destinare il primo Premio alla femminista algerina Khalida Messaudi, poi divenuta ministra della cultura, costretta a vivere in clandestinità per una fatwa emessa dal Fronte islamico di salvezza.

Venimmo a sapere più tardi che l'ultimo intervento di Langer al PE era l'illustrazione, il 29.6.1995, di una mozione in favore delle donne algerine in cerca di asilo:

E in questo le donne in Algeria, organizzate o no che siano, le donne che oggi rivendicano i loro diritti spesso contro un forte pregiudizio, in cui l'essere donna diventa motivo di persecuzione, essere donna e rivendicare diritti politici diventa oggetto di ulteriori discriminazioni, aprendo noi le nostre porte a loro riconoscendole come perseguitate politiche, riconoscendo in loro delle titolari di diritto all'asilo, noi compiamo appunto un investimento democratico, un investimento di ripacificazione verso la società algerina, perché sappiamo bene che la società algerina avrà bisogno proprio di queste risorse per potersi evolvere in senso democratico. Quindi apriamo le nostre porte.”

Ora Khalida Toumi  Messaoudi si trova ingiustamente rinchiusa in  carcere ad Algeri dal 4 novembre, con accuse che lei respinge  e che anhe i suoi avvocati dichiarano prive di ogni fondamento.

Noi  non dimentichiamo l'importanza che ha avuto per noi Khalida, quando ci ha accompagnati a conoscere e ad amare la sua Algeria negli anni bui della guerra ai civili condotta da milizie islamiste, in quelli difficili in cui
ha cercato di contribuire alla ricostruzione del paese assumendo
responsabilità pubbliche, fino al tentativo di chiarire che cosa stava succedendo nell'entourage di un presidente dimezzato  nel 2015.

Per favorire una mobilitazione civica e prese di posizione in suo favore  abbiamo raccolto intanto nel nostro  sito alcuni documenti e suoi  scritti

 

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Anna  Bravo, se ne è  andata

Anna  è stata salutata il 10 dicembre a Torino, da numerose amiche e amici. Hanno portato un breve affettuoso saluto il compagno di una vita Franco Carrer, l'amica Franca Manuele e Fabio Levi.


Questo il testo letto da Fabio Levi

Anche noi, cui pure non piacciono capi e re, avevamo la nostra regina. La regina di un paese senza sudditi, un paese che tutti insieme abbiamo cercato, e ora continueremo a cercare più soli di prima. Anna era bella e indomita come una regina; con la sua intelligenza piena di passioni, la sua voce roca che cantava Brassens, e i suoi capricci deliziosi.

In un attimo ci è stata portata via. E quell'attimo ha sigillato in un lampo i tanti e tanti anni di consuetudine, di affetto e di ammirazione.

Piu grande di noi che ci affacciavamo al mondo nel '68, era fra quelli che già prima avevano coltivato una vita più libera. Non ha esitato dunque neppure un momento a vivere appieno quella stagione straordinaria. E quando è sembrato che, per condurre la lotta continua, fosse necessaria una maggiore disciplina, Anna l'ha accettata, ma senza mai smettere di mordere il freno. Per sentirsi nuovamente sè stessa nei lunghi anni in cui ha scelto, fino alla fine, di fare proprio il punto di vista delle donne e guardarsi intorno con nuova e intransigente lucidità.

Per Anna la consapevolezza di quanto fosse stridente, doloroso e ogni volta diverso lo scontro fra la libertà dei singoli e il potere, era la bussola che orientava il suo sguardo anche sul passato. Quando ha raccolto, con grande perizia critica, le storie della Resistenza o i racconti degli ex deportati. Quando ha ascoltato le donne che avevano accudito i giovani militari abbandonati a sè stessi dopo l'8 settembre, o si è avventuarata per i difficili sentieri della zona grigia in Lager.

Anna ha scritto fra gli altri due libri che hanno lasciato un'impronta di lei non soltanto come studiosa , sulla ricchezza del '68 e sulla necessità della nonviolenza: A colpi di cuore e La conta dei salvati. Due titoli di cui era orgogliosa, perchè non si sarebbe potuto dire meglio per rappresentare lo spirito che l'animava.

Forse molti di voi lo sanno già. Anna preferiva lavorare di notte e al mattino riposare. Proviamo a pensare che, d'ora in avanti, il suo possa essere il riposo di un lungo e sereno mattino.

Questo il ricordo di Adriano Sofri, nella piccola posta del Foglio

Anna Bravo è morta a Torino nella notte fra sabato e domenica. E’ stata una militante politica, una studiosa di storia, e una persona davvero generosa. Si è occupata, per il presente e per il passato, degli argomenti più capaci di mettere alla prova le convinzioni e i sentimenti suoi e delle persone a lei vicine, di ambienti e luoghi diversi. Ha saputo contraddire loro e contraddirsi, e sempre conservare una intelligenza affettuosa degli altri, senza attenuare critica e dissenso. Si era occupata della guerra, del nazismo, del fascismo. Della Resistenza armata e di quella disarmata, equivocamente detta “passiva”, e della parte delle donne in ciascuna di queste circostanze. Del ’68 e della sua continuazione, della freschezza e delle ricadute, della attrazione per la violenza, del leaderismo e del virilismo. Ha sempre raccontato quanto tempo e anche quanto dispiacere le fosse costato superare pregiudizi o fedeltà che erano stati suoi, e questo rendeva più limpidi i risultati delle sue ricerche, e più profonda e disarmata la reazione di chi ne veniva messo in discussione: i vecchi partigiani nella cui amicizia e ammirazione era cresciuta, i militanti coetanei dei quali aveva condiviso l’impegno. In rete si ritrovano da ieri brani di sue interviste bellissime. Per esempio sulle “storie del sangue risparmiato”: “Tra gli storici c’è un’implicita accettazione dell’idea che siano la violenza e la guerra che fanno la storia. In realtà, come diceva Gandhi, se fosse stata egemone la guerra noi non saremmo vivi. Quindi, la domanda vera, anche da una prospettiva storiografica, è chi abbia risparmiato il sangue nelle grandi vicende storiche e come abbia fatto” (Gli Asini). Per esempio su promesse e rischi del MeToo: “Ho due sogni privati. Il primo è vedere una ragazza che, insidiata, minaccia il suo molestatore: ti do un pugno se non la smetti. L’altro sogno è vedere al contrario una ragazza che per suo calcolo accetta, e poi con sana sfacciataggine rivendica: l’ho fatto, e allora? Oggi la religione del politicamente corretto uccide questa libertà” (Micromega). Per esempio, sulle gerarchie tradizionali dei valori: combattente, patriota, benemerito: “Certo, i soccorritori disarmati non ‘vincono la guerra’. ‘Funzionano’ su un altro piano: non consentire che i nazistii si impadroniscano di migliaia di giovani per avviarli ai lager o all’esecuzione – è questo il loro campo d’onore. Alcuni dei soccorritori -donne, uomini, contadini, operai, ceto medio, alcuni aristocratici, religiosi e religiose- pagheranno con la vita, come si erano affrettati a sancire una legge di Salò e un decreto tedesco. Non avrebbero meritato i più alti riconoscimenti?” (Azione nonviolenta). Altri vorranno ricordare la bella libertà di pensieri e parole con la quale Anna B. trattò l’aborto. Suggerisco su tutta la sua vita e la sua opera una ricerca nel sito della rivista forlivese (ma planetaria) Una città, e in quello della Fondazione Alexander Langer Stiftung
E, per i meno specialisti, la lettura di libri come “A colpi di cuore. Storie del sessantotto”, 2008, e, vivacissimo e rivelatore, “Il fotoromanzo”, 2003.

METTEREMO SU QUESTO SITO I TESTI DI ANNA E I RICORDI CHE VORRETE FARCI AVERE

info@alexanderlanger.net