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Giorgio Mezzalira: Uno spazio riconquistato

26.7.2011, Corriere dell'Alto Adige - editoriale

L’ufficialità dell’annuncio della creazione di un percorso museale sulla storia dell’Alto Adige dall’annessione all’autonomia negli spazi del Monumento alla Vittoria chiude decenni di polemiche intorno all’opera di Piacentini e avvia un’operazione di recupero e di valorizzazione di alto profilo culturale, sia del manufatto che del luogo. A qualificare tale operazione non vi sono unicamente i contenuti della ricostruzione storica, a cui si chiede di illustrare senza reticenze né filtri ideologici o etnici il passato che le popolazioni di questo territorio hanno condiviso, nel bene e nel male. L’altro aspetto importante è che la città si riappropria di uno spazio che gli era stato confiscato e che materializzava simbolicamente, oltre ad alimentarla, una perenne - quanto politicamente strumentale - disputa territoriale. L’invalicabilità di quell’area, recintata dalla cancellata attorno al monumento, aveva congelato, riproponendocela quotidianamente, l’immagine di una terra nullius (terra di nessuno) da conquistare, da difendere, da occupare, posta emblematicamente nel centro della città, al cosiddetto confine tra la città italiana e quella tedesca. Vi era tenuta costantemente in ostaggio l’affermazione di un’idea di identità urbana , che per crescere e consolidarsi ha bisogno, soprattutto in Alto Adige-Südtirol, di pensare e progettare il proprio spazio pubblico come luogo di tutti, come spazio non –conteso. Ha bisogno di far vincere il concetto di appartenenza ad un organismo complesso e unitario, che vive nell’articolazione e nel rispetto delle identità che lo abitano, lo attraversano e lo vivono. Qualcosa di più di un aggregato urbano degli spazi privati ed esclusivi dell’etnia.

E’ di buon auspicio per una riflessione comune ed avanzata, che simili idee abbiano trovato modo di svilupparsi anche in modo originale ed artistico nel progetto “Symbolische Aktionen für unsere Gegenwart – Azioni simboliche per il nostro presente“ dell’associazione Lungomare di Bolzano, presentato da poco. Proprio partendo dai monumenti e della loro carica simbolica, un gruppo di promettenti giovani architetti, designers e artisti è giunto a formulare la proposta non di occupare lo spazio con un nuovo monumento, magari alla convivenza, ma di acquistare una piccola particella di terreno, per ritagliare nello spazio pubblico della città un luogo, una porzione di nudo suolo, concepito come “terra di tutti – jederland”. L’azione allude con la giusta dose di evocazione e di provocazione intelligente all’importanza di saper costruire e custodire lo spazio pubblico come spazio comune, come luogo che sa essere e diventare qualcosa di più della pura somma delle sue identità e delle differenze che può contenere.

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