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Giorgio Mezzalira: Un lavoro di cesello sulle radici

24.11.2007, Corriere dell'Alto Adige - editoriale

Se il dibattito sull’inserimento del richiamo alle radici giudaico-cristiane nel preambolo della Costituzione europea ha contribuito ad aprire un confronto tuttora irrisolto, ad intiepidire gli animi di molti europeisti e a dare una ragione in più agli euroscettici, viene da chiedersi se riusciremo noi, parlando di riforma della scuola altoatesina, a sciogliere il nodo e se lo faremo anticipando o tradendo il testo della costituzione europea che prima o poi sarà probabilmente rivisto in alcune parti. Anche il preambolo? In ogni caso, chi oggi in Europa chiede che proprio nel preambolo al posto dell’attuale dizione “eredità religiose” ci sia un riferimento più esplicito alle radici europee, propone che ci si riferisca anche alla filosofia greca, al diritto romano, oltre che alla tradizione giudaico-cristiana.

Da noi si discute attorno a quel passo dell’articolo 1 della legge di riforma della scuola provinciale, il quale recita che le politiche dell’educazione adottate dalla Provincia sono indirizzate alla “diffusione e consolidamento di una cultura e cittadinanza europea fondata su radici cristiane”. Si tratta di una affermazione piuttosto impegnativa, anche perché di quelle radici, di quelle “eredità religiose” di cui si parla nel preambolo della Costituzione europea a fondamento della cultura e della cittadinanza europea, se ne cita di fatto una, anche se la più importante.

Ma ci sono almeno due altre questioni che ci sarebbe bisogno di tenere ben presenti e che di certo sono all’attenzione di quanti oggi sono chiamati a partecipare alla decisione e a decidere. La prima è aver chiaro che con l’inserimento di un passo sulle radici cristiane nel testo dell’articolo sulla riforma si intende “affermare” un principio. E ciò è importante ricordarlo perché non si possa dire, nel caso – pensiamo invero remoto – sia cassato, che tali radici sono state “negate”. No, in tal caso sarebbero “semplicemente” non-affermate. La differenza è sostanziale se osserviamo come, attorno alla discussione, è possibile cogliere anche i segnali di una cultura da crociata, che fa delle radici cristiane uno strumento anche per combattere – così Franz Pahl – l’islamismo che mette, a suo dire, a repentaglio il nostro mondo. Una concezione non solo lontana dal più genuino spirito europeo, ma anche da tenere lontana soprattutto pensando alla scuola, alla formazione dei nuovi cittadini.

Le dichiarazioni dei rappresentanti del mondo della scuola, hanno già fatto capire che, tra chi non vuole il riferimento, chi lo vuole così com’è e chi chiede di tenere presenti anche le altri radici, ci vorrà un delicatissimo lavoro di cucitura e di cesello per arrivare ad un testo che riesca a rispettare tutte le diverse sensibilità. Speriamo sia un compromesso di alto profilo.

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