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Giorgio Mezzalira: Le aquile volano insieme

20.10.2009, Corriere dell'Alto Adige e del Trentino - editoriale, www.nordesteuropa.it

Ancora non si sa bene dove voleranno le aquile, o meglio dove approderanno, ma una cosa è certa: l’aquila tirolese, quella sudtirolese e quella trentina hanno deciso di volare insieme. La firma della dichiarazione congiunta per dare seguito ad un pacchetto di 30 provvedimenti in diversi ambiti di cooperazione transfrontaliera, dall’energia alla cultura, è un punto di partenza importante. Lo è per il Trentino che punta a sostanziare la propria specialità, dopo essersi impegnato in un confronto che da anni lo interroga sui contenuti e sul rilancio della propria identità autonomistica; lo è per l’Alto Adige che pare aver capito che non si può guardare al futuro forti solo della propria specialità ed anche per il Tirolo che di specialità non ne ha, ma ne acquisterebbe per il solo fatto di essere funzionalmente collegato ai primi due. Il passo successivo, già previsto nell’agenda dell’Euregio dopo la firma della dichiarazione congiunta, sarà la creazione del Gect, un acronimo che sta per Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale. Come recita l’atto del Parlamento europeo e del Consiglio che lo istituisce, si tratta di uno strumento, introdotto nel 2006, il cui compito è di superare le difficoltà che non permettono agli Stati membri, alle regioni e alle autorità locali di realizzare e gestire azioni di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, in presenza di norme e procedure nazionali differenti. Un nuovo strumento, quindi, che consentirà a Tirolo, Alto Adige e Trentino di istituire un gruppo di cooperazione territoriale con personalità giuridica che, da quanto è già stato annunciato, avrà il proprio ufficio a Bolzano. Nel regolamentarne compiti e finalità, le istituzioni europee si premurano di evidenziare che il Gect non può esercitare poteri di polizia o assolvere funzioni in materia di giustizia o di politica estera. Niente, quindi, che possa dare credito all’idea, coltivata e sostenuta ancora da qualcuno, che sia possibile trasformare questo nucleo di Euregio in uno staterello sovrano, bensì un’entità di tipo funzionale, aperta alle sinergie e alle collaborazioni strutturate, che risulta però anche capace di disegnare un nuovo quadro territoriale di riferimento: un nuovo frame? Un traguardo europeo dell’autonomia nel lungo periodo?

Una simile prospettiva non risulta affatto estranea a tale nuovo costrutto territoriale e convive tranquillamente, al momento, con le molte altre ragioni e visioni che presiedono alla sua costituzione. L’Alto Adige pare guardarvi come ad un organismo leggero che non preluda ad abbracci troppo soffocanti, tali da limitare le prerogative di cui gode l’autonomia provinciale. Viene visto come possibilità per rafforzare e stabilizzare la propria posizione e il proprio ruolo, anche per l’opportunità che offre di poter far valere le proprie ragioni a Bruxelles con maggiore potere contrattuale. Si sa, in tre è meglio che in uno. Rappresenta inoltre il superamento della regione così come ancora oggi sopravvive. Le dimensioni bilaterale e trilaterale delle iniziative da mettere in campo, previste nell’accordo, permettono poi di trovare casa anche a quel concetto di unità del Tirolo che, secondo l’ex capo Wendelin Weingartner, va visto come il migliore antidoto affinché il Sudtirolo non diventi troppo sudtirolese e il Tirolo troppo austriaco.

Forse proprio la caratteristica di riuscire a tenere insieme molte e diverse visioni, di riuscire a combinare molti e diversi interessi, costituisce il punto di forza di questo nuovo strumento di collaborazione infraregionale. Di certo, la strada dell’Euregio non sarà né breve né facile. In ambito di cooperazione, basterebbe solo ricordare che esiste un alto livello di competitività tra le tre regioni proprio in alcuni settori chiave della loro economia. Sbaglierebbe, comunque, chi si limitasse a registrare la difformità degli interessi, delle proiezioni e delle finalità, che muovono le singole regioni a sottoscrivere un accordo di cooperazione, senza cogliere le potenzialità di un processo che sa di vero test europeo. La riuscita di un modello di euroregione, piuttosto che un altro, dipenderà da chi deciderà di parteciparvi come socio fondatore.

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