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Giorgio Mezzalira: Integrazione duplice volto

29.6.2017, Corriere dell'Alto Adige - editoriale, www.cartadiroma.org

Il confine non rappresenta più in modo univoco ed esclusivo una linea di demarcazione, che sia barriera o cerniera, tra gli stati. Si riproduce e si moltiplica in ogni singolo territorio che conosca, o abbia conosciuto, dei fenomeni immigratori.

Stare sul confine non è il privilegio o lo svantaggio di chi vive nelle regioni di frontiera, è piuttosto la condizione diffusa di popolazioni di interi paesi, se non addirittura di continenti. Si sono ridotte le distanze spaziali tra noi e gli altri, mettendo a stretto contatto e a confronto più mondi, più culture, più lingue. Prima riusciremo a capire che non si tratta di fenomeni temporanei o eccezioni, ma realtà destinate a diventare norma e a contrassegnare questo nostro nuovo secolo, prima saremo in grado di affrontarli con il passo giusto.

Le contraddittorie risposte date dall’Europa ai flussi provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo portano alla luce la scarsa dotazione di strumenti e di esperienze che sappiamo mettere in campo. Un ritardo che non combina con la necessità di affrontare il problema e le scelte, ormai non più dilazionabili: politiche di integrazione o di separazione? Definire in maniera inclusiva o esclusiva le diverse appartenenze? Sono questioni aperte e dirimenti, la cui declinazione non può sottrarsi alla complessità di cui sono cariche. A questi temi Alexander Langer, il cui ricordo si fa vivo proprio nei giorni che ci avvicinano all’anniversario della sua scomparsa, ha dedicato la sua costante attenzione. “Integrazione – scriveva in uno dei suoi interventi – è una di quelle parole un po’ «ameba», informi e difficili da definire nel contenuto. Può significare anche qualcosa di molto positivo, come mettere ciascuno a proprio agio. Ma può anche voler dire sostanzialmente mangiarsi e digerirsi qualcuno, metabolizzare insomma il diverso”. Proseguiva dicendo che esistono forme attenuate di assimilazione, spesso attuate molto più che con la scuola o addirittura con la proibizione di una lingua o di una religione, semplicemente attraverso la massificazione (industrialista e consumista), in realtà molto più efficace nel cancellare le differenze, di qualsiasi altra politica. Un ragionamento, quello di Langer, che ci fa capire fin dove debba spingersi la riflessione sui temi dell’incontro con l’altro. Se le logiche di emergenza con cui si interviene per governare l’immigrazione hanno per definizione lo sguardo breve, è all’orizzonte dei problemi che dovremmo saper guardare per trovare direzioni. Chi ha capito e fatto esperienza di cosa significa stare sul confine può forse indicare qualche percorso.

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