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Pia Grassivaro: Mana Sultan contro l’infibulazione

4.5.2008, testi forniti dall'autrice

Ho conosciuto Mana alla fine del 1999, a Padova, in occasione del Congresso degli Intellettuali Somali. Da allora i nostri contatti sono continuati per quasi un decennio, fino ai due ultimi appuntamenti.

Nel 2005 a Padova, alla Giornata di Studio sulle Pratiche Tradizionali Dannose alla Salute delle Donne, come relatrice del suo progetto sull’eradicazione dell’infibulazione a Merka. In quell’occasione mi ha consegnato tutto il suo archivio iconografico, perché potessimo utilizzarlo per le video-proiezioni che intendevamo produrre.

Fino all’ultimo incontro, solo telefonico dell’estate scorsa, quando sono entrata in possesso del CD dimostrativo della sua azione di prevenzione dell’infibulazione, da cui ho tratto un video.

Ricordo ancora la sua frase di commiato: “ Ho un sogno! Prima di morire, vedere la mia terra liberata dall’infibulazione”.

Con il suo progetto, Mana è riuscita, nell’arco di dieci anni, a far accettare alle madri di Merka, solo una celebrazione della circoncisione per le bambine, senza nessun intervento cruento.

Concludendo, questo di Mana è il solo esempio che io conosca di eradicazione escissoria, autonomo e indigeno africano, assolutamente riuscito.

 

Commento di Pia Grassivaro al CD citato.

Premessa

Dal 1996 al 2008 Mana ha svolto il suo progetto contro l’Infibulazione nel Basso Scebelli, proponendo stadi successivi di interventi sempre meno cruenti e invasivi sulle bambine, ottenendo con la celebrazione della sola festa della C., la sospensione dell’I. Non si tratta ancora di eradicazione, solo il tempo con il suo scorrere potrà confermare che la sospensione sia diventata eradicazione.

Oltre alla proposta di attenuazione, il progetto di M. prevedeva anche tutta una serie di iniziative di sostegno per le donne (potenzialmente madri di bambine a rischio). M. così ha realizzato:

- corsi di cucito, lavori tradizionali con la paglia, con le perle, etc; durante queste attività si tenevano interventi orali sempre sull’I:casi di sequele, operatrici che trasferivano esperienze di interventi falliti, donne intatte che raccontavano la riuscita della loro vita, etc).

- Inoltre M. aveva iniziato a tenere il venerdì appuntamenti settimanali, in sedi di fortuna (spesso direttamente in boscaglia), dove proponeva la dissuasione dall’I, direttamente alle donne.

- Oggetto della sua attenzione sono state anche le ostetriche tradizionali (umulissa) che non erano necessariamente sempre delle operatrici di circoncisione. Alcune di esse sono state addestrate da M. perchè attuassero la dissuasione dalla I., alle donne che erano potenzialmente madri di bambine a rischio.

Il video che presentiamo, tratto da una video cassetta girata nel 2007, presenta una di queste conferenze, che abbiamo scelto come esemplare (tra le due presenti nella Video-cassetta). L’intervento è stato tradotto dal Somalo; sono state inserite didascalie sia in italiano che in inglese, per poter essere proiettato in congressi nazionali ed internazionali.

Mana ha curato anche l’iconografia che serviva a queste conferenze.

Nello specifico ha scelto tra i ragazzi secolarizzati un elemento particolarmente dotato per la grafica e gli ha ordinato il cartellone usato per la conferenza. La rappresentazione presenta alcune particolarità relativamente alla iconografia locale ( si ricordi che fino ad un recente passato la popolazione iconoclasta aveva il divieto di rappresentare la figura umana). Il ragazzo si è ispirato ai disegni di una pubblicazione edita dalle Organizzazioni Internazionali, che giocoforza sono standardizzate per tutto il sud del mondo. Ne è risultata la figura di una bambina dalla pelle bianca con due trecce laterali piuttosto estranea alla realtà locale.

Nell’estate ’07, M era angosciata dal cospicuo affluire a Merka di profughi dalla Capitale. Ha approfittato comunque della presenza di moltissime donne per coinvolgerle in una preghiera corale ad Allah per essere liberate dall’I. L’evento che si è tenuto nel campo profughi vicino ad Ayuub è stato registrato e sarà oggetto di una prossima analisi approfondita.

 

Commento e osservazioni alla dissuasione dall’Infibulazione, svolta dalla operatrice tradizionale

La metodologia usata video, è un insieme di elementi moderni occidentali e tradizionali somali.

Per i primi, l’uso del tabellone esplicativo, mostrato, segnato con l’indice, riconfermato passandoci sopra con la mano perché venga memorizzato, si richiama alle metodologie scolastiche di base e alla iconografia occidentale dei libri.

La parte tradizionale è espletata attraverso una oratoria semplice e spontanea, probabilmente inventata al momento; che non segue nello svolgersi un criterio cronologico degli eventi, ma che molto spesso ritorna sui suoi passi,ripetendo i concetti. Che soprattutto focalizza ripetutamente la responsabilità della madre e l’estraneità della religione dalla pratica tradizionale dell’I..

Le affermazioni recise dell’oratrice sono quelle che fanno colpo sull’uditorio; anche se non sempre sono aggiornate con le conoscenze attuali (per es.,il riferimento al vantaggio della circoncisione maschile, riconosciuto anche dalle popolazioni occidentali; il clitoride che viene tolto è paragonato per la sua nocività alla sifilide; etc.) e prendono a riferimento eventi quotidiani noti a tutti (ad es. la bambina sul desco del macellaio, come vittima; le sequele dell’I, come il tetano, etc.). Non è originale quello che dice l’operatrice (che può essere anche scontato o errato), ma come lo dice.

A sorpresa essa intercala nel suo dire, il canto: anch’esso inventato contestualmente, che richiama la poesia tradizionale somala, perché si realizza tramite alliterazione. Così, gli aedi improvvisati trasferivano nelle occasioni sociali (matrimoni, funerali, etc) la memoria della tribù e gli eventi più salienti nella quotidianità del villaggio. Qui la poesia tradizionale viene invece utilizzata affinchè le donne memorizzino e trasferiscano il messaggio, recepito più efficacemente tramite il canto. Le donne presenti coinvolte applaudono e si uniscono al coro. L’efficacia di questa metodologia è tale che il traduttore somalo, che ci è servito da mediatore linguistico, si era messo a cantare con le donne, dimenticandosi di tradurre per noi il testo.

Altri elementi salienti che non vengono tralasciati: la mimica facciale; l’uso delle mani nella gestualità (che servono per incoraggiare, sollecitare una risposta, frenare gli interventi non opportuni, dall’uditorio); l’abbigliamento del tutto uguale a quello delle donne intervenute, per farsi riconoscere come una di loro, compartecipe della stessa cultura e quindi assolutamente credibile nelle proposte fatte.


Osservazioni

Viene spontaneo il confronto con gli strumenti e la metodologia usata dal Ministero della Sanità e dal Governo Italiano per dissuadere dalla pratica escissoria nel nostro paese, che si sono concretizzate nella la legge del 2006 (con le linee guida corrispondenti del 2008), che commina pene pecuniarie e coercitive ai trasgressori. Noi facciamo solo notare che essa non utilizza nessuno degli strumenti che abbiamo visto usati a Merka. È vero che l’ambiente è diverso, ma le donne che vediamo nel CD potrebbero essere un giorno quelle in diaspora proprio nel nostro paese.

Ci chiediamo come potrebbero essere dissuase dalla pratica dell’I., attraverso uno strumento legislativo come il nostro, così estraneo alla loro cultura?

 

 

Pia Grassivaro è professore associato di antropologia, dipartimento Psicologia generale, all'Università di Padova. Dal 1988 coordina un gruppo di lavoro sulle mutilazioni genitali femminili delle immigrate africane. Ha pubblicato molti saggi sul tema e in modo specifico sull'esperienza alternativa all’infibulazione di Merka. La documentazione su quanto elaborato dal Grupppo di lavoro di Padova sulle mgf

 

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