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Irfanka Pašagić, Senza odio e paura

3.12.2021, Una Città n° 271 / 2021

Cari amici,
è bello pensare che quest’anno così difficile per tutti noi, il 2020, è finito e che ora entriamo nel nuovo con una qualche speranza che possa essere migliore di quello appena trascorso.
Ci mancano gli incontri con le persone care, il sostegno che ci davamo reciprocamente, le risate e il chiasso dei ragazzi ovunque intorno a noi... Però, la realtà è quel qualcosa di cui dobbiamo continuare a occuparci e con cui misurarci...
Per quanto riguarda il Covid-19, secondo gli ultimi dati, nella lista dei 218 stati colpiti dalla pandemia, la Bosnia Erzegovina occupa il quarto posto con 1.249 morti su un milione di abitanti. Peggio di noi, la Slovenia, il Belgio e la Repubblica di San Marino. Personalmente, non penso che il numero dei positivi sia corretto, in quanto anche attualmente vengono sottoposte ai test poche persone: solo i casi molto gravi arrivano al medico e al tampone. La gente si arrabatta, c’è una lista di medicinali che circola a Tuzla e con quella le persone cercano di arrangiarsi. Personalmente conosco molti che sono stati veramente male e che sono stati costretti a curarsi da soli. Per quanto riguarda il vaccino, in Bosnia Erzegovina ancora non è arrivato e a quanto pare non arriverà presto.
Per quanto concerne, invece, la situazione politica nel Cantone di Tuzla, io non so se abbiamo uno o due governi, oppure nessuno. Sembra che sarà il Tribunale a decidere. Sinceramente sono dispiaciuta per il fatto che quelli del partito socialdemocratico (Sdp), pur di arrivare al potere, si sono coalizzati con due partiti che solo a pensarci mi si drizzano i capelli in testa.
L’unica cosa che mi rallegra è che alcuni nuovi partiti di cittadini quest’anno abbiano ottenuto risultati eccezionali in varie municipalità, inclusa Sarajevo e in parte anche a Mostar. Gli anni che ci siamo lasciati alle spalle ci hanno fatto vedere come si vive quando a governare sono i partiti nazionalisti.
Una parte degli abitanti del campo profughi di Mihatovici sta ancora aspettando il trasferimento nel palazzo che è stato costruito per loro. Poco prima di Capodanno, nel villaggio è scoppiato un incendio ed è bruciata tutta una fila di case. Fortunatamente non ci sono stati feriti. Non mi sorprenderebbe se a provocare l’incendio fossero stati proprio gli abitanti, nella speranza che così li avrebbero trasferiti prima. Purtroppo questo non è ancora successo. Le condizioni in cui si trovano sono davvero terribili: quando si entra nel villaggio, il sentimento prevalente è di una profonda tristezza.
Storia singolare, storia vergognosa e triste sui migranti in Bosnia Erzegovina. La maggior parte dei migranti arrivano in Bosnia Erzegovina dalla Serbia, “quasi legalmente”, cioè con l’appoggio delle autorità locali delle due sponde del fiume Drina, che fa da confine tra la Bosnia Erzegovina e la Serbia. Entrano in Bosnia Erzegovina attraverso l’entità della Repubblica Serba di Bosnia (Republika Srpska) per poi proseguire verso l’entità della Federazione della Bosnia Erzegovina. Nella Republika Srpska, ufficialmente, non li vogliono e di conseguenza agevolano il loro ingresso e la loro fuoriuscita senza nemmeno registrarli. Non permettono nemmeno l’intervento dell’esercito sul confine con la Serbia che dovrebbe impedire gli attraversamenti illegali del confine. Siccome la maggior parte dei migranti è diretta in Europa, si muovono verso Bihac, città situata al confine con la Croazia. Se vengono scoperti mentre tentano di attraversare il confine, la Croazia, spesso maltrattandoli fisicamente, li riporta in Bosnia.
Questa iniqua spartizione degli oneri tra chi dovrebbe occuparsi dei migranti sta provocando gravi problemi sia ai migranti sia a chi vorrebbe aiutarli.
Il campo temporaneo per i migranti di Lipa, paesino poco distante da Bihac, recentemente è stato incendiato. Dopo l’incendio, nel villaggio sono state piantate le tende militari e al momento la situazione è un po’ più tranquilla. Però non so quanto durerà. Sembra che in Bosnia Erzegovina debba essere tutto complicato. Anche per noi è difficile capire cosa sta succedendo (e possiamo solo immaginare quanto possa risultare intricato per gli altri).
Ecco, non ci sono proprio tante belle notizie dalla Bosnia Erzegovina. Ciò nonostante, stiamo entrando nel nuovo anno che ci auguriamo sia migliore di quello appena concluso. La speranza è che la pandemia verrà sconfitta e che delle nuove forze potranno aiutare i cittadini della Bosnia Erzegovina a smettere di inseguire politici che cercano di conquistare il potere spargendo odio verso “gli altri”.
Piccoli passi sono stati fatti, ma avremmo bisogno ancora di tanto tempo prima di imparare a riconoscere quanto la vita sia più bella senza l’odio e la paura.
Grazie per essere stati con noi in tutti questi anni.
Prendetevi cura di voi, Irfanka e Tuzlanska Amica

Ps. Il testo precedente l’avevo scritto qualche giorno fa. Nel frattempo alcune cose sono cambiate. Un altro villaggio di migranti ha preso fuoco. Gli abitanti del campo profughi di Mihatovici sono riusciti ad avere accesso al palazzo costruito per loro e finalmente, dopo venticinque lunghi anni, smetteranno di essere profughi. I nostri politici hanno annunciato che le prime dosi del vaccino anti Covid, arriveranno entro la fine di gennaio, ma non hanno saputo dire di quante dosi si tratti. Non sono state nemmeno assicurate le condizioni di stoccaggio e conservazione dei preparati e la spiegazione è stata che non è necessario, in quanto il vaccino verrà consumato subito.
Da un sondaggio su 14.000 persone che hanno risposto volontariamente alle domande, è risultato che il 45% è stato contagiato e si è ammalato di Covid.
Nel Cantone di Tuzla nulla di nuovo. Continuo a non avere la più pallida idea di chi sia al governo.
Vi auguro una buona giornata.

*Irfanka Pasagic, psichiatra originaria di Srebrenica, è presidente dell’associazione “Tuzlanska Amica” con sede a Tuzla, Bosnia Erzegovina

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