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Giorgio Mezzalira: L'accoglienza recalcitrante

12.4.2018, Corriere dell'Alto Adige - editoriale

Nell'ultimo dossier statistico sull'immigrazione (2017) l'aumento della popolazione straniera in Alto Adige faceva registrare un complessivo 0,7% ma un saldo migratorio negativo. Tradotto in chiaro, la popolazione straniera cresce grazie ai nuovi nati ma sono più quelli che se ne vanno, rispetto a chi arriva. Un trend quest'ultimo che si osserva dal 2014. Al di là dei numeri, l'attenzione va rivolta alle condizioni dell'accoglienza. Veniamo dalla recente tragedia del tredicenne Adan Hussein, costretto su una sedia a rotelle, rifiutato dalle strutture e morto una settimana dopo il suo arrivo a Bolzano. E' bene non scordarlo, così come è bene non dimenticare quanto è emerso dal rapporto sulla situazione dei migranti in provincia di Bolzano (2017, Fondazione Alexander Langer Siftung, Antenne Migranti e ASGI-Associazione studi giuridici sull'immigrazione), dove si documentano numerosi casi di inadeguatezza delle condizioni di accoglienza e, nota altrettanto dolente, scarsa osservanza in loco delle norme nazionali e internazionali a protezione dei profughi e delle persone vulnerabili [(minori, disabili, donne in gravidanza, anziani, …)].

Alla fine dello scorso anno si era registrato un segnale positivo. La rete in costruzione degli Sprar in Alto Adige copriva la maggioranza dei comuni altoatesini, ne mancavano forse una decina. Oggi un buon numero di quelli che vi hanno aderito, non ha ancora presentato i propri progetti di accoglienza [e non si conoscono bene fino in fondo i motivi di questo ritardo]. Nel consorzio dei comuni c'è maretta e Bolzano teme che, a dispetto delle dichiarazioni di solidarietà e collaborazione territoriale, alla fine la pressione dei migranti sul capoluogo non si allenti. La provincia ha in mano lo strumento di pressione del congelamento dei fondi nei confronti dei comuni recalcitranti e presto capiremo se sarà più forte questa leva o la resistenza all'accoglienza.

Paure e pregiudizi nei confronti degli stranieri politicamente “tirano” e sono merce di largo consumo nel mercato del discorso comune. Hanno un bel daffare gli esperti a metterci in guardia nel non cadere nello stereotipo del connettere l'immigrazione con il tema della sicurezza. In provincia di Bolzano come nel resto d'Italia la percezione di insicurezza dei cittadini è crescente. In otto anni in Alto Adige, secondo l'Astat, la percentuale di chi si sente sicuro è calata di 8 punti e parallelamente è aumentata di sei punti la quota degli “insicuri”. Non ci sarà una relazione diretta ed esclusiva con l'arrivo di immigrati in provincia, ma sosterremmo il falso se lo escludessimo. Passerà per la testa degli amministratori locali reticenti che il progetto Sprar potrebbe, se gestito bene, garantire sicurezza e nello stesso tempo accoglienza?

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