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Giorgio Mezzalira: Silvius e i molti padri

11.10.2020, Corriere dell'Alto Adige - editoriale

Prima di rischiare di avvitarci nell'ennesima polemica con al centro un'operazione storico-culturale che dovrebbe essere condivisa, proviamo a capire di che cosa parliamo e quale sia il significato del progetto presentato qualche giorno fa in Consiglio provinciale. Si tratta della realizzazione di un percorso storico, così è stato definito, in piazza Magnago, cuore e centro di rappresentanza del governo locale. Facciamo un passo indietro. Nel giugno 2018 Martha Stocker (Svp) ha presentato una mozione, in cui – contestualmente alla risistemazione di piazza – si avanzava la proposta di realizzare in sito un percorso “per dare visibilità al periodo caratterizzato dall'operato di questo politico [Magnago per l'appunto] che ha fatto la storia della nostra provincia, di coloro che hanno condiviso le sue battaglie e di altri importanti testimoni del tempo nell'ottica dello sviluppo dell'autonomia, del Consiglio provinciale e della pace”. Così recitava la mozione. Il percorso avrebbe inoltre permesso, secondo la proponente, di presentare gli “eventi” e i “risultati” ottenuti nel periodo 1945-1992, allo scopo – si diceva – di “far toccare con mano” la storia dell'autonomia. La cronaca del dibattito che si è svolto allora in Consiglio riporta un intervento di Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) che ha accompagnato il sì del suo partito con l'avvertenza, però, di non idealizzare in maniera eccessiva la figura di Magnago e di introdurre anche la storia del Consiglio provinciale. Brigitte Foppa, per i Verdi, raccomandava invece di dare spazio anche ad altre personalità importanti e faceva il nome di Alexander Langer, al fine di rispecchiare il pluralismo di questa provincia. La mozione è stata votata all'unanimità, segno che vi era pieno consenso tra tutte le forze politiche, comprese quelle che per ragioni più o meno condivisibili decidono oggi di opporsi al progetto. Le cronache del dibattito in Consiglio di questi giorni fanno registrare le puntualizzazioni dei Freiheitlichen che chiedono di inserire nei testi del percorso una frase che dica che l'autonomia “è solo un passo” verso ulteriori sviluppi (quali? La Selbstbestimmung?), la Süd-Tiroler Freiheit vorrebbe fossero richiamati gli elementi identitari e la funzione tutrice dell'Austria, i Verdi che sia visibile la “zona grigia” interetnica. Riuscirà il lavoro del gruppo incaricato del progetto a evitare critiche o veti? Saremo di nuovo spettatori di uno scontro politico con in mezzo la storia? Tutto questo non è escluso, le preoccupazioni ci sono tutte. A giudicare da tutti i temi che dovranno essere sviluppati nel percorso (da Magnago ai caratteri dell'autonomia, passando attraverso le vicende del 900) e dalla caratteristica di essere un mostra permanente all'aperto, c'è da immaginare comunque che, a proposito di testi, si tratterà di passaggi estremamente sintetici ed essenziali, che poco potranno approfondire e ancor meno soddisfare singole sottolineature. La stessa motivazione di “riconquistare” la piazza alla città, andando oltre il degrado in cui era caduta, pare collocare il progetto del percorso storico dentro a un'operazione di valorizzazione che non può avanzare pretese “museali”. Non avremo di fronte un museo dell'autonomia in piazza, come in modo fuorviante è stato battezzato, confondendo tra l'altro una mostra permanente con un'istituzione permanente. Ciò non toglie ovviamente che il percorso, così come sarà sviluppato, avrà un suo filo rosso, un suo taglio e offrirà una lettura (e quindi un'interpretazione) anche storica dell'autonomia. Speriamo non teleologica, ma aperta e dinamica come di fatto è. L'importanza dell'aspetto politico istituzionale non è in discussione in una ricostruzione anche sintetica delle fasi che hanno accompagnato lo sviluppo del nostro sistema autonomistico, ma il versante della cultura dell'autonomia e delle sue declinazioni locali è altrettanto centrale, quanto meno per tener dentro le voci autorevoli e critiche che si sono levate nel tempo contro la vulgata secondo la quale si poteva/doveva essere altoatesino o sudtirolese a una sola dimensione. L'autonomia ha una storia molto ricca e in continua evoluzione, ha avuto padri nobili e figli ripudiati, non c'è spazio solo per Uno, anche se si chiama Silvius Magnago e ha una piazza a lui dedicata. Sono aspetti che siamo certi non siano sfuggiti ai responsabili del progetto.

 

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