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Giorgio Mezzalira: Essere più vigili di ieri

24.1.2020, Corriere dell'Alto Adige e del Trentino- editoriale

Era il 1982 quando Primo Levi tornava ad Auschwitz, questa volta con una troupe televisiva. Un viaggio a ritroso, in quello che rimaneva del luogo simbolo dell'immane catastrofe umana dell'olocausto. Nella sua lunga intervista, alla domanda se un'altra Auschwitz sarebbe stata possibile, rispose che il mondo è grande. Possono cambiare le forme ma l'idea certamente non è morta. E che dire di coloro che vogliono dimenticare Auschwitz? Levi rispondeva preoccupato che esistevano segnali che tutto ciò stesse avvenendo, dimenticare o addirittura negare. Chi nega Auschwitz, proseguiva, è quello stesso che sarebbe pronto a rifarlo. Quasi quarant'anni dopo quei segnali non solo sono ancora presenti, ma ancor più evidenti. Preoccupanti. Le indagini che monitorano in Europa e nel mondo il manifestarsi di fenomeni di antisemitismo raccontano di un'ostilità e di pregiudizi nei confronti degli ebrei ancora molto ben presenti, in alcuni paesi come la Francia, la Germania e la Spagna crescenti. In Italia, secondo la ricerca condotta da Euromedia Research, la situazione non si presenterebbe così seria come altrove, ma ci sono evidenze che è in atto un “tentativo di rimonta”. In questi termini, ben poco tranquillizzanti, i responsabili dello studio descrivono le attuali tendenze nel nostro paese. Ci siamo dentro anche noi, trentini, altoatesini e sudtirolesi, nella rimonta, con gli aberranti richiami al nazifascismo che continuano a riempire i muri, con la presenza di gruppi neofascisti organizzati e insediati nelle assemblee pubbliche (Casapound), ma anche con i gravi atti intimidatori che si sono registrati negli scorsi ultimi anni in Trentino e in Alto Adige ai danni dei richiedenti asilo e con la difficoltà di liberarci dalle scorie del nazionalismo e del revanscismo etnico.

Vox, l'Ossevatorio italiano sui diritti, ha stimato che nel mondo dei social si è registrato un aumento di tweet contro gli ebrei di due volte e mezzo tra il 2017 e 2018, rispetto al 2016. Ed è pari a un “boato d'odio” la crescente virulenza con cui gli italiani si scaricano contro gli stranieri, meglio se migranti. Allarma la legittimazione dei messaggi di incitazione all'odio sul web, l'ultimo rapporto parla di un antisemitismo e di una xenofobia online che si esprimono apertamente, con forme iconografiche e lessicali estremamente aggressive e demonizzanti. Segnali che sembrerebbero dire che una diga si è rotta, i filtri saltati e le peggiori pulsioni alla conquista della piazza. Non solamente quella virtuale. Ma i dati sono un aspetto puntuale, per quanto importante, del fenomeno. Il resto è lo scenario, lo sfondo sul quale l'antisemitismo è libero di rappresentarsi. Ce lo hanno ricostruito con molta efficacia le parole di Liliana Segre nella risposta all'invito di Salvini al convegno organizzato dalla Lega sulle nuove forme dell'antisemitismo. Mai disgiungere la lotta all'antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo e del pregiudizio che cataloga le persone in base a origine, caratteristiche fisiche, sessuali, culturali o religiose. E' ancor più importante farlo in una fase storica come quella presente, dove il disagio sociale può spingere a scaricare rabbia, ansietà, paure, incertezza del futuro, sul capro espiatorio di turno e trasformare la diversità in fonte di minacce. Questa visione della lotta all'antisemitismo, indicata dalla senatrice Segre, capace di dare chiarissimo profilo a ciò che dev'essere la cultura della memoria, diviene la migliore garanzia contro l'imbarbarimento della nostra società. Non una posa politica o d'occasione, quindi, ma una consapevolezza che scaturisce dal non aver dimenticato cos'è stato e soprattutto cosa l'ha prodotto. Da qui, la necessità di mantenere alta la soglia di attenzione nei confronti delle manifestazioni più evidenti dell'odio razziale, della xenofobia e delle frange politiche che le alimentano, insieme al monitoraggio continuo sulla tenuta dei diritti della persona umana. La forza del “non dimenticare” sta nell'insegnarci a essere più vigili di ieri, a essere custodi e insieme sentinelle della memoria.

 

 

 

 

 

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