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Paolo Bergamaschi: LA PARABOLA DI LUKASHENKO E' QUASI ARRIVATA ALLA FINE

4.8.2020, La Gazzetta di Mantova - Il Commento

I bambini di Cernobyl quest'anno non verranno in Italia. Dal 1986, anno della catastrofe nucleare in Ucraina ma al confine con la Bielorussia, quando entrambe le repubbliche facevano ancora parte dell'Unione Sovietica, sono stati più di 10.000 i bimbi che hanno avuto la possibilità di soggiornare in estate per qualche settimana presso famiglie italiane per disintossicarsi dagli isotopi radioattivi che ancora impestano le aree dove risiedono. L'emergenza covid-19 ha portato alla sospensione di tutti i programmi di accoglienza. Quella dell'arrivo dei bambini di Cernobyl era una della rare occasioni in cui i media italiani si occupavano di Bielorussia. Dell'ex repubblica sovietica, infatti, si parla poco e quando succede è solo per raccontare in modo caricaturale le gesta di colui che dal 1994 occupa il vertice dello stato. In quell'anno Aleksander Lukashenko fu eletto per la prima volta presidente e da allora nessuno è riuscito a scalzarlo disponendo a piacimento delle istituzioni, riducendo gli spazi del dissenso, incarcerando gli oppositori, chiudendo i media sgraditi e perseguitando le organizzazioni non governative. Per altre quattro volte Lukashenko è stato confermato nella più alta carica in elezioni che gli osservatori internazionali hanno sempre giudicato fraudolente. Il nove agosto si appresta a chiedere ai suoi concittadini il sesto mandato consecutivo. Lo farà, però, in una situazione radicalmente mutata rispetto alle precedenti. La crisi sanitaria anche da quelle parti sta avendo un impatto economico e sociale devastante. La Bielorussia è, forse, l'unico paese europeo che non ha adottato misure d'emergenza contro la propagazione del virus. Lukashenko, che peraltro ha contratto l'infezione, ha consigliato di bere vodka e farsi una bella sauna come rimedio. Delle sei ex repubbliche del vecchio continente che facevano parte dell'Unione Sovietica quella di Minsk è l'unica ad essere stata risparmiata da conflitti interni. Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia e, dal 2014, anche Ucraina sono vittime di guerre regionali telecomandate dal Cremlino che ne minano l'indipendenza limitandone la sovranità. Dal 1996 la Bielorussia è legata alla Federazione Russa da un'Unione statale che ha come obiettivo l'integrazione politica, sociale ed economica dei due paesi. Con questo accordo Lukashenko ha barattato la lealtà geopolitica a Mosca in cambio di benefici economici. Per qualche tempo si è ipotizzato che uno degli stratagemmi a disposizione di Putin per rimanere al potere dopo il secondo mandato presidenziale fosse quello di farsi eleggere al vertice dell'Unione statale. Per questo per qualche mese ha spinto sull'acceleratore dell'integrazione salvo poi soprassedere dopo avere ottenuto dalla Duma le modifiche costituzionali necessarie per potersi ricandidare alla presidenza della Russia. La Bielorussia è l'unico paese del vecchio continente che non fa parte del Consiglio d'Europa a seguito della reintroduzione della pena di morte. Ovviamente, neanche con l'Ue le relazioni sono buone. A causa delle persistenti violazioni dei diritti umani tanti degli uomini del regime di Minsk sono tuttora o sono stati in passato sottoposti a sanzioni. Non esiste nemmeno un accordo quadro che regoli le relazioni politiche e commerciali bilaterali. Tutti i leader occidentali evitano di incontrare l'ultimo dittatore d'Europa. Svyatlana Tikhanouskaya è la rivale involontaria di Lukashenko alle elezioni di domenica prossima. Si è trovata per caso in quel ruolo dopo l'incarcerazione del marito, il blogger Syarhey, eliminato dalla competizione con altri due candidati, l'uomo d'affari Valery Tsapkala e l'ex banchiere Viktar Babaryka anche loro esclusi dalle elezioni con accuse inventate. Sono decine di migliaia i cittadini che hanno partecipato alle sue iniziative elettorali sfidando il regime. Anche se Lukashenko riuscirà domenica sera a truccare come in precedenza il risultato delle urne la sua parabola sembra giunta alla fine. Nei cassetti del Cremlino c'è già un piano B. Sarà difficile per la Bielorussia uscire dall'orbita russa. La statua di Lenin che domina la piazza centrale di Minsk, per il momento, non sarà rimossa.

4/8/2020

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